Counselor professionista Maurizio Terzi

Ciao, mi chiamo Maurizio Terzi e sono un Counselor professionista iscritto al CNCP (Coordinamento Nazionale Counselor Professionisti). 

 

       

    

COUNSELING

Il Counseling è una relazione di aiuto e consiste nell'applicazione da parte di un professionista di un insieme di tecniche, abilità e competenze tese a facilitare il cliente nell'uso delle sue risorse personali, affinchè riesca a esplorare e riconoscere gli schemi di gestione delle sue relazioni e i suoi modelli comunicativi, al fine di aumentare il livello di consapevolezza di sè, utilizzando al meglio le sue risorse personali nel raggiungimento dei suoi obbiettivi personali, miranti alla soluzione di un problema ghe gli crea disagio.

 

  Il Counseling tratta problemi specifici ma non patologici, di natura relazionale e comunicativa ed ha una durata limitata nel tempo, massimo dieci colloqui. Esso crea le condizioni per prendere decisioni, gestire una crisi, migliorare le relazioni interpersonali, sviluppare le proprie risorse. Il Counselor opererà la sua relazione di aiuto attraverso il colloquio, nel quale non vi sarà alcuna direttività da parte del professionista. A favore di un’accoglienza incondizionata (Carl Roger), il Counselor farà in modo che il suo cliente possa dare libera espressione di sé, dei propri bisogni e credenze, senza il recepimento di discriminazioni legate all’età, sesso, religione, nazionalità ecc. Il cliente manterrà il diritto alla autodeterminazione e stabilirà anche i propri obiettivi di benessere e sviluppo.

 

 

Ci sono 4 domande fondamentali che il cliente dovrà porsi durante la richiesta di aiuto:

 

1) Che cosa succede in me? quali sono i miei problemi, le preoccupazioni e le opportunità non sviluppate sulle quali dovrei lavorare?

 

2) Che cosa voglio e di che cosa ho bisogno? Come vorrei la mia vita? Quali cambiamenti mi renderebbero più felice?

 

3) Che cosa devo fare per raggiungere quello di cui ho bisogno? Quali piani mi possono portare dove voglio arrivare?

 

4) Come posso ottenere dei risultati e realizzazioni concrete?



Empatia

  Comprensione empatica: forte attenzione per lo stato emotivo del cliente, attraverso una accettazione incondizionata dello stesso, nel tentativo di sentire il suo mondo personale come se fosse il proprio, comprendendone i sentimenti e condividendone le stesse emozioni. Rogers definisce l'empatia: “il percepire lo schema di riferimento interiore di un altro con accuratezza e con le componenti emozionali e di significato ad esso pertinenti, come se una sola fosse la persona-ma senza mai perdere di vista questa condizione del “come se ”..perchè..Se questa qualità del come se manca, allora lo stato è quello dell'identificazione.”[1]

 

   L’empatia designa un atteggiamento verso gli altri, caratterizzato da un impegno di comprensione dell'altro, escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale.

   L’empatia è la capacità di “mettersi nei panni dell’altro” percependo, in questo modo, le sue emozioni e pensieri. E’ un termine che deriva dal greco, en-pathos “sentire dentro”, e consiste nel riconoscere le emozioni degli altri come se fossero proprie, calandosi nella realtà altrui per comprenderne punti di vista, pensieri, sentimenti, emozioni e “pathos”.

   L’empatia è un’importante competenza emotiva grazie alla quale è possibile entrare più facilmente in sintonia con la persona con la quale si interagisce.

Empatia: l’empatia è la capacità di sintonizzarsi e comprendere gli stati emotivi e cognitivi del cliente. Questa capacità richiede una buona dose di attenzione e sensibilità nell’accogliere i vissuti dell’interlocutore, anche quando questi possono divergere profondamente per esperienza, valori o idee dai nostri. La capacità di sentire il mondo dell’altro e accettarlo come unico e irripetibile.

L’empatia è un’abilità sociale di fondamentale importanza e rappresenta uno degli strumenti di base di una comunicazione interpersonale efficace e gratificante. Nelle relazioni interpersonali l’empatia è una delle principali porte d’accesso agli stati d’animo e in generale al mondo dell’altro.   Grazie a essa si può non solo afferrare il senso di ciò che asserisce l’interlocutore, ma si coglie anche il significato più recondito psico-emotivo. Questo ci consente di espandere la valenza del messaggio, cogliendone elementi che spesso vanno al là del contenuto semantico della frase, esplicitandone la metacomunicazione, cioè quella parte veramente significativa del messaggio, espressa dal linguaggio del corpo, che è possibile decodificare proprio grazie all’ascolto empatico.

   L’empatia è strettamente connessa alla sospensione del giudizio e di ogni forma di interpretazione. Rogers sostiene che l’empatia dissolve l’alienazione riportando l’essere umano al centro della sua esperienza. Comunicare l’empatia è molto importante per Rogers, perché genera quel particolare senso di riconoscimento della propria esperienza, che fa sentire l’altro alleviato dalla solitudine esistenziale. L’altro può cogliere la dimensione della condivisione dell’esperienza, ciò è di per sé una esperienza nutriente sia sul livello cognitivo che emotivo. L’empatia produce dei cambiamenti e porta ad una maggiore auto accettazione. “L’empatia aiuta il nostro interlocutore a diventare più consapevole delle proprie emozioni”[2] (Giusti-Locatelli – Empatia integrata)

                                        La considerazione positiva incondizionata

 

   È un atteggiamento che deve essere parte del counselor durante l’accompagnamento e che racchiude aspetti come il rispetto, l’accettazione incondizionata, la fiducia e il calore umano.

  “Il sentirsi considerati dagli altri come un individuo degno di valore è un bisogno fondamentale per ogni persona umana. Tale bisogno è avvertito in forma più acuta da quelle persone che si trovano in situazioni di crisi, conflitto, crescita”.

   Accettazione incondizionata: l’accettazione dei vissuti e delle esperienze, astenendosi da ogni forma di interpretazione e /o giudizio, accettare la realtà esistenziale dell’altro e valorizzare l’altro per ciò che è. Accettazione non vuol dire condivisione o approvazione incondizionata di idee, opinioni e sentimenti diversi dai nostri, bensì il riconoscere all’altro la libertà di provarli; è una forma di rispetto profondo dell’altro da sé, un modo di essere dell’agevolatore che contribuisce a dare alla relazione la qualità imprescindibile della comprensione profonda. “La maggior parte degli errori che faccio nelle relazioni interpersonali, la maggior parte dei fallimenti cui sono andato incontro nella mia professione, si possono spiegare col fatto che, per qualche motivo di difesa, mi sono comportato in un modo, mentre in realtà sentivo in un modo del tutto diverso”[3].  Si ha considerazione positiva incondizionata quando l’aiutante manifesta al cliente un atteggiamento caldo, positivo e comprensivo, in senso assoluto.

Rogers (1997) definisce la considerazione positiva incondizionata: un tipo di amore non possessivo per cui il terapeuta da valore al cliente in modo assoluto, non condizionato, paragonandolo al sentimento di amore che i genitori provano per il figlio/a, considerandolo/a come persona.

  Questo clima, porta conseguentemente nel cliente un sentimento di apprezzamento e considerazione sia per le esperienze di cui è fiero e orgoglioso, sia per le esperienze di cui è spaventato o se ne vergogna.

 

  Le tecniche sono utili ma non efficaci se disgiunte dalle qualità umane di chi ascolta. L’esperienza dell’ascolto e della presenza rende più nutriente il nostro modo di essere al mondo e di vivere le relazioni non soltanto professionali ma anche personali.

 

Autenticità

 

  Il concetto di autenticità riguarda la capacità di essere spontanei e trasparenti nelle relazioni. Mostrare ciò che realmente c’è, senza, ad esempio, nascondersi dietro il ruolo che in quel momento stiamo ricoprendo. Essere autentici vuol dire esprimere solo ciò che realmente corrisponde al proprio sentire, evitando frasi stereotipate e restando in contatto empatico con il nostro interlocutore.

  Diversi vocaboli vengono utilizzati per indicare l’autenticità: congruenza, accordo interiore, genuinità, trasparenza.

  Essere coerenti tra ciò che si pensa, sente, vive e ciò che si esprime, verbalmente o non verbalmente.

  L’autenticità, infatti, non va confusa con un’assoluta franchezza. Vi è, tuttavia, un limite minimo di autenticità che va osservato, consistente nell’evitare di comunicare l’opposto di ciò che si vive e si sente.

  Se così facessi, la relazione imboccherebbe una strada pericolosa, quella di un doppio binario tra linguaggio verbale e non verbale.

  Tenere conto di diversi fattori:

-          la capacità di ricezione dell’interlocutore,

-          il momento opportuno,

-          la valutazione dei vantaggi e degli svantaggi che potrebbero derivare alla relazione.

  È necessario comunicare in modo appropriato ciò che tu avverti nei confronti dell’interlocutore.

  Il comportamento non autentico porta ad adottare delle maschere.

  Togliere la maschera non è facile perché ti espone a modificare l’immagine con la quale vuoi apparire davanti agli altri. Ne andrebbe di mezzo l’autostima e il desiderio di essere approvato.

 

I frutti dell’autenticità

 

  L’essere autentico ti consente di utilizzare tutta la tua persona nell’accompagnamento di chi aiuti.

Favorisce la comunicazione.

  Se il tuo interlocutore riesce a conoscere dove ti situi nei suoi confronti potrà più facilmente sviluppare sentimenti di fiducia e, nello stesso tempo, apprendere ad essere autentico.

 

 L’Ascolto

           

Regalare ascolto è tanto difficile quanto prezioso, così prezioso che può diventare dono.

 

  L’ascolto è il primo passo nella comunicazione. Per comunicare è necessario ascoltare.

  Nella relazione di aiuto l’ascolto riveste una funzione aiutante. Senza ascolto non c’è comunicazione.

   L’aiutato ha bisogno di parlare si se stesso, dei suoi problemi, della sua condizione, di ciò che prova.

   Per poter comunicare deve esserci qualcuno in grado di ascoltare: l’Ascolto diventa allora come una carezza positiva, un segno di riconoscimento, come a dire: quello che mi dici è importante, tu sei importante.

   L’Ascolto non va confuso con il sentire, in cui basta una tenue attività di coscienza, ma è necessaria un’attività interiore di decifrazione dei contenuti e dei significati delle parole.

   L’Ascolto è’ un processo difficile perché richiede un decentramento da sé all’altro, in cui ci si orienta verso il punto di vista dell’altro.

 

   Si possono individuare tre differenti livelli di Ascolto: superficiale, parziale, attivo.

 

- Nell’Ascolto superficiale si è più concentrati su se stessi che su quel che viene detto, allora si interviene di tanto in tanto per pura compiacenza; si pensa soprattutto a ribattere e a esprimere la propria opinione che, in definitiva, è l’unica che conta.

 

- Nell’Ascolto parziale si è concentrati soltanto sulle parole e non sulle intenzioni, le emozioni, i sentimenti dell’interlocutore; l’ascolto viene allora offerto solo con la mente e non con il cuore, correndo il rischio di fraintendere perché l’attenzione è molto ridotta.

 

- Nell’Ascolto attivo si è portati invece a comprendere il significato profondo della comunicazione in atto, che abbraccia sia il contenuto sia il vissuto del nostro interlocutore. Chi ascolta dimostra di aver compreso, risponde senza distrarsi, riuscendo a cogliere anche i vari segnali non verbali. In tal modo, l’ascolto si arricchisce dell’osservazione di quel che l’altro non dice (silenzio), di come lo dice (paraverbale), di come si presenta e si muove (non verbale). Si “ascolteranno” dunque i fatti (storia, aneddoti, eventi dell’interlocutore), ma anche il suo vissuto emotivo e il suo modo di comportarsi. Oltre a ciò, si ascolterà anche la risonanza che l’ascolto dell’altro, farà suscitare in noi stessi.